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La privacy[1] è un termine inglese equivalente a riservatezza[2] o privatezza, ed è appunto il diritto alla riservatezza della propria vita privata: the right to be let alone ("il diritto di essere lasciati in pace"), secondo la formulazione del giurista statunitense Louis Brandeis che fu probabilmente il primo al mondo a formulare una legge sulla riservatezza, insieme a Samuel Warren (si veda il loro articolo The Right to Privacy, in "Harvard Law Review", 1890). Brandeis fu ispirato dalla lettura dell'opera di Ralph Waldo Emerson, il grande filosofo statunitense, che proponeva la solitudine come criterio e fonte di libertà. Si applica la logica del recinto: il cosiddetto ius excludendi alios. In Italia il primo a parlare di riservatezza fu Ferrara Santamaria, che teorizzò un diritto analogo nel 1937, mentre i primi casi di personaggi famosi italiani che furono coinvolti in controversie giudiziarie relative al diritto alla riservatezza furono Enrico Caruso, anche se la lesione del diritto fu contestata dagli eredi in relazione a due film biografici che riguardavano il tenore; Claretta Petacci, in relazione alla sua relazione con Benito Mussolini e la Principessa Soraya in relazione ad una sua love story. Se la Cassazione, nel caso di Caruso, era arrivato a negare un autonomo diritto alla riservatezza, nel tempo (e fino ad arrivare al «caso Soraya») si convinse a riconoscere vita autonoma a tale esigenza.

Accezioni Edit

Il significato di privacy, nel tempo, si è evoluto anche in relazione all'evoluzione tecnologica che dai tempi di Warren e Brandeis (fine XIX secolo) ad oggi è intercorsa. Inizialmente riferito alla sfera della vita privata, negli ultimi decenni ha subito un'evoluzione estensiva, arrivando ad indicare il diritto al controllo sui propri dati personali[3]. Quindi, il significato odierno, di privacy, comunemente, è relativo al diritto della persona di controllare che le informazioni che la riguardano vengano trattate o guardate da altri solo in caso di necessità.

Il diritto alla privacy non va confuso con il diritto al segreto, anch'esso finalizzato a tutelare un'area riservata della vita privata ma che per qualche motivo comprenda elementi comunque conosciuti da alcune persone: il medico, ad esempio, è sicuramente consapevole dello stato di salute del proprio paziente, ma ha il dovere di mantenere il segreto professionale sulle notizie di cui è a conoscenza.

La privacy non va confusa nemmeno con la solitudine, in quanto sussiste una profonda differenza, infatti, tra «l'esser soli» e «l'esser lasciati soli».

La recente diffusione delle nuove tecnologie ha contribuito ad un assottigliamento della barriera della privacy, ad esempio la tracciabilità dei cellulari o la relativa facilità a reperire gli indirizzi di posta elettronica delle persone, che può dar luogo, ad esempio, al fenomeno dello spamming, pubblicità indesiderata. Anche la geolocalizzazione degli smartwatch, combinata con funzioni in questi contenute, come il cardiofrequenzimetro, può impattare in modo significativo sulla privacy, permettendo ad aziende di marketing di monitorare l'utente nelle sue abitudini di consumo e gusti personali attraverso tecniche di pubblicità comportamentale, come evidenziato da Federprivacy nel 2015, e confermato da uno studio condotto dall'Università di Pisa in collaborazione con l’Università dell’Essex, e l’Harvard Medical School (USA).[4][5][6]

La digitalizzazione delle immagini contribuisce ad una continua e progressiva riduzione della privacy: condividere un'immagine o un video on line comporta la perdita di controllo sul materiale inserito. Ad esempio il sexting - condivisione di foto hot prevalentemente sui social network - comporta la totale impossibilità di nasconderla potendo essere scaricata da altri utenti e reimmessa in Rete in qualunque altro momento. Analoghi problemi sorgono allorché vi siano video che in qualche modo siano lesivi della privacy o in qualche modo lesivi di altre persone (peggio ancora se minorenni).

Oggi, con la nascita del Laboratorio Privacy Sviluppo presso il Garante per la protezione dei dati personali, la privacy viene anche intesa come «sovranità su di sé», in un'accezione del tutto nuova, non più limitata, come in passato, ad un diritto alla «non intromissione nella propria sfera privata», ma ponendosi come indiscutibile strumento per la salvaguardia della libera e piena autodeterminazione della persona.

Nei paesi di common law è Habeas data.

Inoltre ha anche un'accezione culturale: secondo alcuni ricercatori il concetto di privacy separa la cultura Anglo-americana da quella Europea occidentale, come quella Italiana, Tedesca o Francese. Tuttavia si hanno molti punti di contatto tra le due soprattutto dal punto di vista del ruolo delle informazioni personali all'interno della società [7].

Legislazione in materia Edit

“The right to privacy” Edit

Il 15 dicembre 1890 Samuel Warren e Louis Brandeis pubblicarono l'articolo di legge denominato “The right to privacy”[8], considerato uno dei saggi più influenti nella storia della legge americana. Tale documento è considerato la prima pubblicazione, in tutti gli Stati Uniti, in cui è evocato il concetto di diritto alla privacy (inizialmente definito “right to be left alone”, ovvero: “diritto di essere lasciato da solo”).

I due giuristi americani descrissero l'articolo sulle pagine della Harvard Law Review e la definizione che avevano dato incontrò successo; tuttavia, essa venne ampliata e modificata così tanto che ancora oggi risulta difficile conferire una connotazione precisa al concetto stesso di privacy.[9]

L'introduzione all'articolo consiste nella dichiarazione che l'individuo deve avere piena protezione della propria persona e delle proprietà. I primi tre paragrafi del saggio trattano del diritto alla vita e poi del “valore legale delle sensazioni”. Dal quarto paragrafo, Warren e Brandeis affermano la necessità della legge di adattarsi alle invenzioni recenti e ai metodi d'affari (es. fotografia e giornali).

Proseguendo nell'articolo, i giuristi aspirano a considerare un principio da invocare che possa proteggere la privacy degli individui. Quindi passano in rassegna diverse leggi, rendendosi conto che nessuna contiene il concetto di privacy così come da loro concepito. A questo proposito, esaminano anche le leggi di proprietà intellettuale: trovano aspetti del “right to be left alone”, ma mai una sua ampia e completa caratterizzazione.

Successivamente, Warren e Brandeis si concentrarono nel sottolineare il fatto che l'abilità di prevenire la pubblicazione non esisteva ancora chiaramente come un diritto di proprietà; tuttavia, trovarono nella sentenza del tribunale “Prince Albert v. Strange”[10] il principio da invocare per proteggere il diritto alla privacy. Inoltre, essi suggerirono l'esistenza di un diritto alla privacy implicito nelle giustificazioni giurisdizionali utilizzate dal tribunale per proteggere del materiale dalla pubblicazione ("where protection has been afforded against wrongful publication, the jurisdiction has been asserted, not on the ground of property, or at least not wholly on that ground, but upon the ground of an alleged breach of an implied contract or of a trust or confidence.").[11]

In conclusione, i due giuristi americani dichiarano che il diritto alla privacy è il principio che protegge gli scritti personali e ogni altra produzione dell'intelletto o delle emozioni.

Limitazioni Edit

  1. Il diritto alla privacy non proibisce la pubblicazione di materiale di interesse pubblico o generale.
  2. Il diritto alla privacy non proibisce la comunicazione di alcun materiale quando la pubblicazione sia svolta in circostanze che la rendono una comunicazione privilegiata.
  3. La legge non garantisce rimedio per la violazione della privacy dovuta a pubblicazione orale in assenza di danni speciali.
  4. Il diritto alla privacy cessa se i fatti sono pubblicati dall'individuo stesso oppure da altri con il suo consenso.
  5. Non è difesa la veridicità del materiale pubblicato.
  6. Non è difesa la dichiarata assenza di "malizia" da parte di chi ha pubblicato il materiale.

Come nota conclusiva, Warren e Brandeis affermano che andrebbero imposte sanzioni penali per chi viola il diritto alla privacy, ma rinviano questa decisione all'autorità dei legislatori.

Fonti Ue Edit

Già la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, all'art. 8, stabiliva che non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell'esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, per la pubblica sicurezza, per il benessere economico del paese, per la difesa dell'ordine e per la prevenzione dei reati, per la protezione della salute o della morale, o per la protezione dei diritti e delle libertà altrui.

Oltre che negli Accordi di Schengen, il concetto è stato riportato nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea all'art. 8, che recita:

"Ogni individuo ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che lo riguardano.
Tali dati devono essere trattati secondo il principio di lealtà, per finalità determinate e in base al consenso della persona interessata o a un altro fondamento legittimo previsto dalla legge. Ogni individuo ha il diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la rettifica.
Il rispetto di tali regole è soggetto al controllo di un'autorità indipendente."
Le fonti Ue rilevanti sono contenute nella Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 ottobre 1995, contrassegnata dalla sigla 95/46/CE, pubblicata nella GUCE L 281 del 23.11.1995 (p. 31).

Note Edit

  1. L'usuale pronuncia italiana riprende quella dell'inglese americano (pɹaɪvəsi), un tempo unica pronuncia possibile in inglese, ma ora sostituita da pɹɪvəsi in altre varietà di inglese tra cui quello britannico.
  2. Dizionario di inglese Hoepli: privacy.
  3. Mantelero, Privacy, in Contratto e Impresa, 2008, pp. 757-779 17-04-2010
  4. La Stampa, 17 marzo 2015 "Federprivacy lancia l’allarme sugli smartwatch che leggono le emozioni"
  5. Il Secolo XIX, 17 marzo 2015 "Federprivacy lancia l’allarme sugli smartwatch che leggono le emozioni"
  6. Agenzia di Stampa Nazionale Prima Pagina News, 17 marzo 2015 "Allarme privacy con gli smartwatch che leggono le emozioni"
  7. (in Russo). Gramota.ru. Retrieved 24 February 2009.
  8. Harvard Law Review, Jstor.org
  9. Il concetto di privacy
  10. High Court of Chanery, PRINCE ALBERT v. Strange
  11. Warren Brandeis, The right to privacy

Collegamenti esterni Edit

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